Un UPS può fornire preziose informazioni alle periferiche ad esso collegate e non solo a dare alimentazione quando va via la corrente.

Spesso però i produttori non rilasciano versioni dei propri driver e software per Linux ma le soluzioni, ovviamente, arrivano dalla comunità opensource che ha prodotto due validissimi software:

  1. nut: compatibile con moltissimi UPS
  2. apcupsd: specializzato in quelli targati APC

Ho installato il nut su Debian Etch ma nonostante svariati tentativi non sono riuscito a farlo interagire con questo UPS:

APC Back-UPS CS 500 USB e quindi senza perdere altro tempo ho provato apcupsd.

L’installazione è avvanuta con un semplice

apt-get install apcupsd apcupsd-doc

Il collegamento al server è tramite porta USB e quindi, prima di andare avanti, è meglio verificare se il sistema operativo vede l’UPS:

# lsusb
Bus 002 Device 002: ID 051d:0002 American Power Conversion Back-UPS Pro 500/1000/1500
Bus 002 Device 001: ID 0000:0000
Bus 001 Device 001: ID 0000:0000

L’APC c’è quindi si può procedere alla configurazione.

Per prima cosa è preferibile editare il file
/etc/default/apcupsd
E settare:
ISCONFIGURED=yes
Adesso è il turno di
/etc/apcupsd/apcupsd.conf
Nel mio caso ho dovuto cambiare pocchissime cose alla configurazione standard e per l’esattezza:


UPSCABLE usb
UPSTYPE usb
DEVICE

Con questi pochi parametri si riesce ad utilizzare un APC connesso tramite USB, inoltre ho anche cambiato il valore di STATTIME:

STATTIME 10

in modo tale che il file

/var/log/apcupsd.status

venga aggiornato ad intervalli di 10 secondi.
Senza apportare nessun’altra modifica si ha un UPS che fino al 5% di carica della batteria o a 3 minuti di carica rimanente resta attivo, oltre questi valori gli viene ordinato di spegnersi ma prima il server esegue lo shutdown senza rischiare eventuali perdite di dati.